L’idea giusta venne a quelli del Genoa Cricket and Football Club, che decidono l’istituzione di un trofeo “itinerante” che viene messo in palio con una certa frequenza (talvolta anche settimanalmente) e che viene assegnato con la formula “Challenger”. Una sfida secca cioè, giocata sul campo della squadra detentrice del trofeo, al termine della quale la formazione vincitrice ne mantiene o ne entra in possesso. Il 29 ottobre 1903 nel corso di una riunione del consiglio direttivo del Genoa viene decisa l’istituzione di questa nuova manifestazione che è chiamata Palla d’Argento Henry Dapples in onore dell’allora presidente (e giocatore) rossoblu che si accolla tutte le spese del trofeo regalandolo al proprio club. Il 20 dicembre 1903 Genoa e Andrea Doria danno vita alla prima sfida della Palla Dapples trofeo che materialmente consiste in un pallone d’argento a grandezza naturale. Il regolamento del trofeo che viene immediatamente riconosciuto dalla FIF acquisendo fin da subito tutti i crismi dell’ufficialità, recita press’a poco così: “ questa coppa non potrà mai entrare in possesso definitivo di nessuna società, ma quel club che lo vincerà lo terrà in possesso momentaneo fino a che non venisse vinto da un altro club” (dalla Gazzetta dello Sport del 1906). Le gare si possono disputare soltanto nel periodo della stagione regolare che a quei tempi viene ritenuto dal 1 novembre al 30 aprile dell’anno successivo. La Palla Dapples prende subito campo anche perché trova abbastanza spazio sui media che contribuiscono non poco a pubblicizzarla e di conseguenza a renderla ambita anche alle piccole società. Ben presto si scatenano disquisizioni giuridiche sul come si deve lanciare la sfida e su chi abbia la precedenza nel lotto della società che ambiscono a misurarsi con la squadra detentrice della coppa. Il regolamento prevede infatti che la sfida debba avvenire attraverso una regolare dichiarazione per iscritto a mezzo raccomandata. La scelta dell’avversaria cade quindi sulla squadra che per prima in ordine di tempo l’abbia lanciata, oppure a parità di tale requisito, sul team che mai l’abbia disputata o che provenga dal luogo più lontano rispetto alla città sede del club detentore. L’incontro, senza appello, si svolge sul campo della formazione “campione” che mantiene il trofeo anche in caso di parità, oltrechè, ovviamente, in caso di vittoria. Ad ogni gara regolarmente terminata la squadra vincitrice ha diritto a fare incidere il proprio nome sul trofeo. Ben presto però si scatena la corsa fra le principali società sul chi debba avere la precedenza nel lanciare la sfida. Ecco quindi che seguendo le consultazioni commerciali, invece che a mezzo raccomandata, per precedere gli altri si pensa di consegnare a mano la lettera di sfida accompagnati da due testimoni poco dopo il termine dell’ultima gara disputata. Ma anche questo escamotage viene ben presto superato. Visto che per redigere la lettera di sfida occorre comunque del tempo e che si può arrivare un quarto d’ora o mezz’ora dopo il termine della gara, per anticipare i tempi si pensa bene di recarsi allo stadio col la missiva già scritta. A questa viene aggiunta all’ultimo momento la sola intestazione del destinatario. Ecco quindi che vengono ingaggiati dei veri e propri sprint, con tanto di finte e gomitate, per raggiungere per primi i dirigenti della squadra detentrice e consegnare la lettera. Interviene quindi la Federazione che per evitare discussioni e reclami decide che sfida debba essere lanciata via telegramma. Ma anche questo sistema conosce ben presto le “furbizie” di questo o di quel dirigente. E’ l’ora di invio dl telegramma a stabilire l’ordine di precedenza. Ecco che, quando si presuppone che la partita sia terminata, pur non conoscendone il risultato, vengono spediti telegrammi ad entrambe le contendenti. Una delle due sarà sicuramente quella giusta. Il bello e che qualche volta il telegramma viene spedito prima che la partita sia terminata, roba di minuti ovviamente, ma nessuno è realmente in grado di conoscere il momento esatto del triplice fischio finale o di stabilire se gli orologi del mittente siano perfettamente sincronizzati con quelli del direttore di gara. In un caso è addirittura la FIF a dover stabilire, dopo lunghe disquisizioni ed immancabili polemiche, chi fra Juventus e Milan si sia conquistato realmente il diritto di sfidare la Pro Vercelli detentrice. Prevale la Juventus i cui dirigenti ovviamente strombazzano ai quattro venti che finalmente giustizia è stata fatta, mentre i rossoneri milanesi continuano per loro conto a piangere a causa del torto subito, accettando a malincuore . Questi i fatti: il 22 novembre 1908 si recano a Vercelli sia il Milan che la Juventus per contendere la Palla Dapples ai bianchi padroni di casa. Il Milan ha presentato regolare sfida per iscritto alla presenza di due testimoni sette giorni prima al termine del match Milan – Pro Vercelli vinto dai piemontesi. Anche la Juventus da parte sua ha inviato, lo stesso il 15 novembre, la sua sfida via telegramma. Il Genoa con l’autorizzazione della FIF è giudice inappellabile sulle questioni relative alla Palla Dapples, ed intima alla Pro Vercelli di giocare contro il Milan. Una decisione personale del segretario della FIF Baraldi però, avvenuta poco prima dell’incontro del 22 novembre 1908, fa cadere, qualcuno ritiene arbitrariamente, la scelta della Juventus. La Palla Dapples, nel periodo 1903 – 1909 riscuote più interesse dello stesso campionato italiano fin quasi ad essere ritenuta più importante. Il primo club a vincere la Palla Dapples, come abbiamo visto, è lo stesso organizzatore, il Genoa, che nel primo periodo lo difende numerose volte con successo nei confronti di Andrea Doria, FC Torinese, Milan e Juventus, fin quanto cioè non viene sconfitto dagli stessi cugini ginnasti dell’Andrea Doria. Mai biancoblù genovesi detengono per una sola settimana il trofeo che passa quindi nelle mani del Milan il 9 aprile 1905. Il team rossonero meneghino lo difende vittoriosamente per ben 22 volte in ripetuti matches che lo vedono avversario di Andrea Doria, Genoa, Juventus, US Milanese, Ausonia Milano, Torino e Libertas Milano. Lo strapotere del Milan in questo torneo va avanti ininterrottamente per quasi quattro anni, periodo nel quale il “Cricket”domina la scena nazionale facendo incetta di campionati (delle due federazioni ufficiali) e degli altri tornei che via via vanno nascendo. Nel frattempo la FIF, sotto la guida del ragioniere milanese Luigi Bosisio, si iscrive prima alla Federazione internazionale (FIFA) e poi si trasforma in Federazione Italiana Gioco Calcio (1908). Il “potere” desidera che sia il calcio a prendere il sopravvento sul “ football “e così viene dichiarata una sorta di guerra ai club che schierano in prevalenza giocatori stranieri, anche se l’obiettivo non dichiarato è certamente quello di incrinare lo strapotere del Milan. A partire dal 1910 il calendario dei campionati organizzati dalla FIGC va ad occupare gran parte della stagione e ancor di più lo sarà negli anni successivi. Non c’è quindi più spazio per le sfide della Palla Dapples che nell’attività ufficiale dell’epoca viene definitivamente soppiantata, per importanza e per prestigio, dal campionato italiano. L’ultima partita disputata il 26 dicembre 1909 fra Genoa e FC Spinola Genova con la vittoria del Genoa per 10 – 0, dopo sei anni e una settimana dalla data del primo incontro: quasi una coincidenza. Da quella data la Palla Dapples non viene più disputata e campeggia imperiosa nella munitissima bacheca delle coppe e dei trofei conquistati in oltre un secolo di storia dal Genoa FC.
Fonte: La biblioteca del calcio “Più che uno scudetto” di Carlo Fontanelli, Vincenzo Critelli (critelli-v@libero.it)
|